L’acqua alta non e’ infatti una sfida solo per Venezia ma tutto il litorale settentrionale adriatico risente per questa situazione. “Il mare spinto dal vento erode i litorali sabbiosi e crea una serie di problemi non indifferenti” aggiunge Ferla. Negli ultimi anni questo fenomeni sono sempre piu’ frequenti. “Basta guardare le statistiche. Fino agli anni ’90 avevamo in media 6 o al massimo 8 episodi di acqua alta all’anno. Oggi la media e’ salita a 10-12 episodi con un picco eccezionale anche di 18. Siamo di fronte a cambiamenti importanti delle dinamiche del mare cui occorre saper far fronte. Inoltre – ha aggiunto Ferla – le proiezioni elaborate dal Centro Euromediterraneo per i Cambiamenti climatici (Cmcc) mostrano un incremento dei livelli del mare di circa 9 centimetri entro il 2030, cioe’ tra appena una decina di anni. Significa che dovremo far fronte a eventi sempre piu’ frequenti e importanti sotto il profilo dell’altezza della marea”. Davanti a questi scenari gli interventi in difesa della citta’ sono di due ordini: uno che riguarda le maree fino ad un’altezza di circa 60 centimetri, che dovrebbero essere contrastate con misure di chiusura degli accessi a mare della rete fognaria e di isolamento delle singole aree della citta’ con difese mobili. Per quelle piu’ elevate dovrebbe pensarci il Mose, il sistema di 78 dighe mobili che, una volta ultimato, dovrebbe entrare in funzione e isolare la laguna di Venezia dal resto del Mare Adriatico fermando cosi’ l’acqua alta. Per la sua entrata in funzione si deve pero’ ancora attendere. “Le difese di Venezia contro questi fenomeni sono stati concepiti almeno una quarantina di anni fa. In questo lasso di tempo la sfida dei mutamenti climatici e’ diventata quanto mai concreta e attuale. Credo che Venezia meriti un ulteriore approfondimento” ha concluso.
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